Verso la “Grande Area Catanzaro-Lamezia”. I passi fatti fin qui sono importanti. Dopo 40 anni di regionalismo dai risultati deludenti (l’Ente Regione senza un’unica sede, fragilità economico-sociale delle comunità che gravitano nell’area baricentrica, scarsa coesione per essere identificati quale provincia strategica della Calabria), la Regione che verrà, dovrà impegnarsi per dare ulteriori impulsi al lavoro egregio fatto dai sindaci, dalle forze sociali e dalle altre istanze del territorio.
E’ necessario - come sottolinea la Cgil - costruire una convergenza di interessi, al fine di creare opportunità di sviluppo per questo territorio e, di conseguenza, per l’intera Calabria. Diciamolo subito: se la Calabria è disgregata, lo è anche perché la sua area centrale non ha alcun tratto che la possa configurare come area dinamica e moderna. Lamezia è una città simbolo del fallimento delle politiche di industrializzazione calate dall’alto negli anni ‘70. Una città centrale della Calabria. mai messa nelle condizioni di valorizzare le sue peculiarità produttive, cosi oggi, nonostante l’impegno di Gianni Speranza, è angustiata da decine di emergenze, oppressa dalla ‘ndrangheta. Una città che con politiche cooperative e con un’azione di sostegno mirata, può riscattarsi e rilanciare il suo sviluppo con benefici per l’intera provincia di cui Catanzaro, con le sue specificità amministrative e di servizio, è, tra l’altro, il capoluogo sofferente della Calabria. A cui, però, non servono leggi dal sapore elettoralistico, ma interventi finanziari e un’azione politica che le consenta di svolgere appieno il ruolo di guida politica ed istituzionale della Calabria che lo Statuto della Regione le assegna.
La crisi c’è (è persino odioso negarla come fa il Governo) ed ha inciso gravemente anche in questo territorio. Lo si evince dal calo della richiesta di acquisizione da parte delle aziende di lotti all’interno dell’area industriale di Lamezia e dalla disoccupazione galoppante che interessa Catanzaro e l’intera provincia. Da questa crisi occorre ripartire. Se c’è una opportunità da cogliere in questo contesto, è misurarsi sulla reale volontà e capacità di tutti i soggetti istituzionali e sociali di mettersi insieme per costruire il cambiamento. Fare rete, è la parola d’ordine su cui bisognerebbe puntare. Non ci si può dividere su posizioni anacronistiche o nella competizione sciocca tra Lamezia e Catanzaro. Le due città hanno in comune il futuro. La Regione ha compreso che qui occorre fare investimenti cospicui e su questa strada occorre insistere. Se si procede separatamente, il rischio è quello di rimanere isolati e di concretizzare poco. C’è invece da prepararsi bene, per cogliere le opportunità dei fondi europei, approfittare delle misure di agevolazione fiscale per le imprese. Ecco il punto: quest’area, con una forte disoccupazione, deve avere il coraggio di scommettere sull’investimento produttivo, la politica deve cambiare passo, eliminando l’assistenzialismo e il clientelismo e puntando ad una destinazione produttiva delle risorse.
Solo creando sviluppo produttivo si può avere occupazione duratura. Le opportunità che offre Lamezia ed il suo hinterland sono notevoli: si tratta di un’area vasta ad alta densità abitativa, fortemente dinamica, allacciata al resto del Paese da una rete infrastrutturale di rilievo ma carente in qualità. Non servono nuove grandi infrastrutture. Occorre migliorare ed adeguare le esistenti. Anzitutto: l’’A3: la cui modernizzazione rimane una priorità.
La tratta che interessa questo territorio è ferma da anni. La Ferrovia: l’alta velocità non può e non deve fermarsi a Battipaglia, ma occorre elettrificare e potenziare la Rete. L’Aeroporto: bisogna maggiormente investire per ampliare le piste, aumentare gli scali nazionali ed internazionali connetterlo in un sistema integrato con le infrastrutture esistenti.
Queste infrastrutture, insieme alle altre esistenti, penso alla SS18 e alla SS280, vanno collegate tra di loro. Occorrono piccole infrastrutture, soprattutto c’è da potenziare la rete dei servizi. Intorno all’A3, nei pressi dell’aera industriale, è possibile pensare ad un autoparco.
È un servizio fondamentale se si vuole potenziare il cargo aeroportuale e il trasporto merci su strada e su ferrovia. E’ buona l’idea di una vasta area attrezzata, con servizi di qualità come lo scarico e lo smistamento delle merci, un’autofficina, il soccorso stradale e idonee strutture ricettive. Sarebbe un incentivo straordinario, per ottimizzare ed indirizzare il traffico merci proveniente dagli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, dal Porto di Gioia Tauro e Vibo, dalla Sicilia così come dal Nord della Regione. L’idea è quella di creare un grande piattaforma logistica al centro della Calabria. Inoltre l’A3 necessita di collegamenti più funzionali con la SS18 e la SS280 e con l’area industriale. La SS/280 è importantissima per collegare il Lamentino con Catanzaro, così come in questo senso devono andare gli investimenti sulla rete ferroviaria. La tratta che va da Catanzaro Lido a Lamezia Terme, è stata ammodernata solo in parte fino a Settingiano. Bisogna completare la tratta tra Settingiano e Sant’Eufemia, pensando anche al collegamento tra la ferrovia e l’aeroporto.
A tal proposito, è necessario riprendere la discussione e le relative iniziative, per la realizzazione della metropolitana di superficie tra S. Eufemia e Catanzaro, valorizzando le fermate intermedie dei comuni, dove già sorgono le vecchie stazioni ferroviarie, ammodernando e ottimizzando il tracciato già esistente. Ciò consentirebbe una maggiore e più dinamica mobilità tra i cittadini dell’hinterland catanzarese e di quello lamentino. E’ necessario abbassare i tempi di percorrenza dei treni con opere di adeguamento ed ammodernamento sia dei binari che dei mezzi. Sul tema del trasporto aereo, così come su altre questioni (penso alla sanità), in Calabria bisogna assumere delle scelte coraggiose.
Non si può pensare ad un aeroporto per ogni provincia. Bisogna adottare, invece, un unico Sistema Aeroportuale Calabrese guidato da una sola società (o integrare le esistenti), che attorno all’aeroporto di Lamezia permetta l’aumento del cargo, quindi del trasporto merci, e che si colleghi con gli altri aeroporti in termini di differenziazione delle offerte ai passeggeri e alle aziende. I servizi vanno intensificati. Manca un sistema integrato dei trasporti tra le grandi città della provincia. L’idea di un’unica società provinciale per il Trasposto Pubblico Locale è auspicabile.
Il sindacato ha dichiarato di essere disponibile a fare la sua parte. Ma le opere infrastrutturali non sono sufficienti a creare terreno fertile per lo sviluppo. Il contesto sociale ed economico non è indifferente. E’ necessario partire dalle risorse che il territorio offre, dalla sua vocazione produttiva. Lamezia ha una forte vocazione agroalimentare da incentivare attraverso l’offerta di servizi alle imprese e di sostegno economico per chi vuole investire. L’idea della Provincia, di utilizzare il microcredito, andrebbe sperimentata soprattutto nel Lametino.
Le aziende che si insediano qui, pagano un prezzo più alto del resto del Paese per il deficit di servizi a loro disposizione e le tasse regionali più elevate d’Italia. La stessa area industriale in questo è carente. Le offerte di servizi comuni, come gli allacci alla rete idrica, a quella telefonica e ad internet, la vigilanza, la semplificazione burocratica potrebbero rappresentare un abbattimento sostanziale dei costi di insediamento e di produzione delle aziende. Bisogna attivare inoltre politiche di incentivazione alle nuove imprese, in questo senso la Zona Franca Urbana individuata nella città di Lamezia risponde a tali esigenze. Bisogna pensare ad un sistema locale e provinciale di offerta turistica nella ricerca e nella riscoperta della bellezza paesaggistica, della storia e delle tradizioni culturali.
Va migliorato però il contesto. Senza dimenticare l’arredo urbano, la pulizia delle città, il paesaggio. Serve una politica che combatta l’abusivismo edilizio, specie sulle coste, tutelare l’ambiente. Uscire dall’emergenza depuratori. E’ indispensabile implementare la raccolta differenziate e regolamentare le discariche. Rendere funzionale il ciclo integrato dei rifiuti e delle acque. Attivare politiche di green economy, educare i cittadini all’ecologia ed al rispetto dell’ambiente. Anche l’ambiente dentro il quale incentivare lo sviluppo del territorio non è indifferente. La ricerca va potenziata legandola a politiche per creare occasioni occupazionali. Va indirizzata in sinergia con le aziende, attraverso studi di settore che indichino quali figure professionali sono necessarie, serve attivare piani di formazione professionale a livello provinciale.
La Provincia si deve dotare di un Piano formativo concertato con le imprese e con le organizzazioni sindacali. La scuola e l’Università assumono un ruolo strategico, se connesse al mondo del lavoro. Mettere in rete le scuole della provincia per differenziare l’offerta formativa, diventa fondamentale. Così come rafforzare la rete dei servizi sociali al fine di fronteggiare i bisogni. Pensiamo all’integrazione tra giovani ed anziani, tra gli immigrati, in particolare alla questione Rom. Servirebbe a migliorare l’humus dentro il quale accrescere politiche di sviluppo. Laddove ci sono fenomeni di emarginazione sociale diventa più difficile attrarre investimenti. E c’è il vasto tema della legalità e della sicurezza. Le analisi dicono che la criminalità non è in crisi, cresce anche attraverso le estorsioni che nella provincia non sono cessate. Va sostenuta l’ Associazione lametina antiracket per il sostegno a tutti i commercianti che non vogliono piegarsi alla prepotenza delle cosche. Cresce in misura esponenziale l’usura, soprattutto per le difficoltà di accesso al credito da parte dei cittadini e delle imprese.
La ‘ndrangheta continua a condizionare il sistema degli appalti pubblici. Le Banche devono svolgere un ruolo di supporto all’economia e di contrasto alla criminalità. Non possono chiudersi a riccio. Fare dell’istmo Catanzaro/Lamezia un polo urbano allargato, dotato di servizi efficienti e moderno, significa indicare un modello di città aperta a questa parte del Sud. Queste sfide sono difficili, ma ce la possiamo fare. E’ necessario però che le Istituzioni, la politica e le forze sociali, procedano unitariamente.